INFINITA DOLCEZZA. RECENSIONE AL LIBRO “L’IMMAGINE DEL MIO SOGNO” DI SIMONA TRIVISANI

 

“Avevo visto il suo viso così tante volte che mi sembrava di conoscerlo da una vita senza averlo mai visto davvero.”

Come dico sempre: ogni libro (a parte rare eccezioni) ha almeno un difetto e un pregio e il difetto de “L’immagine del mio sogno” sarà la prima cosa di cui vi parlerò. Qualche errore qui e là si fa largo tra le righe. Tirata d’orecchie per quest’autrice, perché senza di loro, “L’immagine del mio sogno” è perfetto! In ogni caso non è nulla a cui non si possa porre rimedio e questo non influisce sulle sue qualità.

 

“Non mi trovavo più su quella collina. L’aria profumava di gelsomino e iris, era buio, ma non sembrava notte, era più un buio di nubi che coprono il sole fino a renderne i raggi incapaci di penetrare. Dovevo essere in quella strana realtà. Mi sentivo stanco.”

 

L’idea di fondo è originale e ben sviluppata. Volete sapere che sapore ha? Avete presente quelle caramelle che dopo un po’ che le rigiri in bocca con la lingua, pizzicano e diventano frizzanti? Ecco, questa storia è dolce, delicata, ma allo stesso tempo dice la sua, muovendo critiche alla società e ai rapporti umani.

Il suo pregio massimo è il linguaggio: perfetto per il target scelto. Non è prolisso e arriva al punto con precisione.

Ho trovato anche molto interessante la narrazione in prima persona applicata a tutti i personaggi. C’è chi ci prova e fallisce miseramente, perché non è assolutamente facile gestire in prima persona diversi caratteri, e c’è chi ci riesce senza sforzi! Brava Simona e grazie per l’infinita dolcezza che ci doni con un racconto che può essere letto da chiunque!

 

Voto: 7/10

 

Messaggio all’autrice: Non so se mi sbaglio, me lo dirai tu se vorrai, ma mi sembra di aver capito che l’acqua è il tuo elemento preferito. Ho adorato la scena in cui i protagonisti sono sulla nave!

Raccomandato a chi ha letto e amato: “Lo straordinario viaggio di Edward Tulain” di Kate Di Camillo e “L’abbraccio” di David Grossman. 

 

Alla prossima,

la vostra Bulla